{"id":4354,"date":"2023-08-30T17:07:18","date_gmt":"2023-08-30T15:07:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.euroconsultitalia.it\/?p=4354"},"modified":"2023-08-30T17:07:18","modified_gmt":"2023-08-30T15:07:18","slug":"il-settore-tessile-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.euroconsultitalia.info\/index.php\/2023\/08\/30\/il-settore-tessile-in-italia\/","title":{"rendered":"Il settore tessile in Italia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il settore tessile \u00e8 il terzo settore manifatturiero in Italia, dopo quello dei macchinari e quello automobilistico. Si tratta infatti di una delle eccellenze del Made in Italy, un settore che pu\u00f2 vantare un&#8217;antica tradizione radicata nel territorio e diversi primati importanti: l\u2019Italia \u00e8 infatti il \u200b\u200bprimo esportatore di prodotti tessili in Europa e terzo nel mondo dopo India e Cina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il settore manifatturiero tessile italiano \u00e8 costituito da oltre 13.000 aziende, la maggior parte delle quali riferisce al finissaggio tessile e abbigliamento (18,7%) e al confezionamento di biancheria da letto, da tavola e per interni (18,3%). Significativa \u00e8 anche la percentuale di aziende specializzate nella tessitura (13,7%), aziende di lavorazione delle fibre tessili (10,1%), aziende produttrici di materiali tessili (8,9%), aziende di ricamo (8,7%) e maglierie (4,5%). Sono poche, invece, le imprese di produzione di tappeti, di produzione di filati, cordami, funi e reti (1,3%), aziende produttrici di tulle, pizzi e merletti (0,8%) ed infine aziende industriali e tecniche (0,3%).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;industria tessile italiana \u00e8 localizzata principalmente nel Centro e nel Nord Italia: Nord Ovest (32,8%), Centro Italia (28,8%) e Nord Est Italia (18,4%). Il residuo 20% delle aziende analizzate \u00e8 localizzato nel Sud Italia (16%) e nelle Isole (4%). A livello regionale, con un&#8217;incidenza del 23,5% e pi\u00f9 di 3.000 imprese, la Lombardia \u00e8 la regione con il maggior numero di imprese tessili. Seguono Toscana (21,8%), Veneto (9%), Piemonte (8,2%), Emilia-Romagna (7,2%), Campania (6,2%), Puglia (4,4%), Abruzzo (3,2%), Marche (3%), Sicilia (2,7%), Lazio (2,3%), Umbria (1,7%), Calabria (1,6%), Sardegna (1,3%), Friuli-Venezia Giulia (1,3%), Liguria (1%), Trentino-Alto Adige (0,9%), Basilicata (0,4%), Molise (0,2%) e Valle D&#8217;Aosta (0,1%). La distribuzione a livello provinciale, che segue sostanzialmente quella regionale, traccia la collocazione geografica delle aree industriali che hanno contribuito alla dimensione dell&#8217;industria tessile italiana: Prato (13%), Varese (4,8%), Milano (4,6 %), Pistoia (4%), Como (3,9%), Napoli (3,7%), Biella (3,4%), Modena (3,3%), Bergamo (2,8%), Firenze (2,4%), Torino (2,3%), Brescia (2,2%), Padova (2,2%), Vicenza (2,1%), Treviso (2%), Monza e Brianza (1,8%) e Perugia (1,6%).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La competitivit\u00e0 dell\u2019industria tessile italiana nel mercato internazionale \u00e8 dovuta principalmente agli investimenti in innovazione, specializzazione del prodotto e sinergia tra filiera e commercio al dettaglio. In particolare, i mercati principali sono sia quelli tradizionali (Europa, Stati Uniti, Giappone e Russia) che quelli emergenti, come il mercato cinese. Il grado di internazionalizzazione del dipartimento \u00e8 decisamente buono: il 23,5% delle aziende ottiene un punteggio elevato, il 23,2% supera la media, 14,6% un punteggio medio e 4,4% un punteggio basso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al contrario, il livello di innovazione delle imprese tessili italiane \u00e8 moderato: il 38,6% di tutte le aziende riceve un punteggio di innovazione basso, il 21,2% un punteggio inferiore alla media, il 13,6% un punteggio medio, il 12,5% un punteggio sopra la media e il 5% invece detiene un\u2019elevata propensione innovativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo la forma giuridica accettata, il settore \u00e8 caratterizzato da una massiccia presenza di imprenditori privati \u200b\u200b(41,3%) e Societ\u00e0 di Capitale (40,9%). Soprattutto tra queste ultime \u00e8 presente una quota significativa di S.r.l. (30,3%). Seguono le societ\u00e0 di persone con il 17,3% e altre forme di attivit\u00e0 con lo 0,5%.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In termini occupazionali, il numero delle persone occupate nel settore tessile italiano \u00e8 aumentato negli ultimi tre anni: erano pi\u00f9 di 88.000 gli addetti a dicembre 2022 (2% rispetto al 2021 e 3,8% rispetto al 2020). Nello specifico, circa un&#8217;impresa tessile su due, il 55,1%, impiega non pi\u00f9 di due dipendenti, mentre il numero medio di addetti si aggira intorno alle 6,5 unit\u00e0. Infine, concentrandosi sull\u2019anzianit\u00e0 aziendale, dal punto di vista demografico emerge un settore relativamente giovane e in costante crescita. Infatti, circa un terzo delle imprese tessili italiane, complessivamente 33,1%, sono state fondate nell&#8217;ultimo decennio (13% dal 2012 al 2017 e 20,1% dal 2018 ad oggi).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal punto di vista del rischio, il settore \u00e8 noto per la sua sicurezza finanziaria e commerciale piuttosto bassa. Tra le aziende tessili per le quali sono disponibili informazioni, il 14,7% ha un indice di rischio minimo \u00e8 il 27,6% ha un indice di rischio inferiore alla media. Le altre realt\u00e0 aziendali hanno per il 45,7% indici di rischio superiori alla media e per l\u20198,1% indici di rischio massimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante le difficolt\u00e0 causate dalla crisi che ha gravato sul Made in Italy in generale, le imprese tessili italiane sono in ripresa: dopo un calo (2020-2019 -15,8%), il fatturato del settore \u00e8 tornato a crescere (25% nel periodo 2020-2021). La media del fatturato nel settore \u00e8 di 1,6 milioni di euro. Nello specifico, il 7,7% delle aziende ha fatturati compresi tra 100.000 e 499.999 euro, il 4,8% tra 500.000 e 999.999 euro, il 10% tra 1.000.000 e 4.999.999 euro, il 3% tra 5.000.000 &#8211; 9.999.999 \u20ac e il, 3,2% tra 10.000.000 e 49.999.999 euro. Solo lo 0,5% riesce a superare i 50 milioni di euro, mentre il restante 5% detiene fatturati inferiori ai 100 mila euro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il settore tessile \u00e8 il terzo settore manifatturiero in Italia, dopo quello dei macchinari e quello automobilistico. 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