Il Giappone rappresenta oggi uno dei mercati più interessanti per le aziende italiane del settore oleario. Se fino a pochi decenni fa il consumo di oli vegetali era limitato, dagli anni ’90 la crescente diffusione della dieta mediterranea e una maggiore attenzione ai benefici salutistici dell’olio d’oliva hanno favorito una profonda evoluzione delle abitudini alimentari dei consumatori giapponesi.
Attualmente il Paese si colloca tra i primi dieci mercati mondiali per l’olio d’oliva ed è il principale mercato asiatico per importazioni. Nel 2025 gli acquisti dall’estero hanno raggiunto i 261 milioni di euro, in diminuzione rispetto al record di 425 milioni registrato nel 2024. La contrazione è legata principalmente al ridimensionamento dei prezzi internazionali, mentre la domanda si mantiene solida: i volumi importati sono infatti passati da circa 45 a 41 milioni di litri.
Il mercato giapponese si distingue per una forte propensione alla qualità. Circa il 90% delle importazioni è costituito da olio extravergine di oliva europeo di categoria 1, confermando la preferenza per prodotti premium e ad alto valore aggiunto. I consumatori mostrano elevata capacità di spesa e acquistano attraverso una rete distributiva articolata che comprende importatori specializzati, grande distribuzione premium, department store di fascia alta e un consolidato canale HoReCa.

Tra i principali trend emergono la premiumizzazione dell’offerta, l’attenzione alla salute e la crescente richiesta di prodotti tracciabili e sostenibili. L’olio d’oliva è sempre più associato ai benefici della dieta mediterranea e viene utilizzato non solo come condimento, ma anche nella ristorazione gourmet, nella pasticceria e persino in applicazioni legate alla cosmesi e alla cura della persona.
Particolarmente interessante per le imprese italiane è la crescente domanda di referenze DOP e IGP, monocultivar e oli ad alto contenuto di polifenoli. In questo segmento il Made in Italy può valorizzare elementi distintivi come territorialità, qualità certificata e capacità di storytelling.

Sul fronte competitivo, il mercato è dominato da Spagna e Italia. La Spagna detiene circa il 44% delle importazioni grazie a una strategia basata su grandi volumi e prezzi competitivi, con un valore medio di circa 5,4 euro al litro. L’Italia mantiene invece un posizionamento orientato alla fascia medio-alta e premium, con un prezzo medio di 8,1 euro al litro e una maggiore incidenza di prodotti certificati e di alta gamma. Per le aziende italiane, il Giappone si conferma quindi uno sbocco commerciale maturo, sofisticato e ad alto valore, dove la competizione si gioca sempre più sulla qualità, sull’origine del prodotto, sulla sostenibilità della filiera e sulla capacità di rispondere alle esigenze di consumatori particolarmente attenti e informati.
Le prospettive per il Made in Italy restano particolarmente favorevoli. I consumatori giapponesi attribuiscono grande importanza all’origine, alla qualità e al valore nutrizionale dei prodotti, elementi che rappresentano da sempre i principali asset competitivi dell’olio extravergine italiano. La reputazione legata ai territori di produzione, la ricchezza delle denominazioni DOP e IGP e l’ampia varietà di oli monocultivar consentono alle aziende italiane di presidiare con efficacia i segmenti a più alto valore aggiunto. A rafforzare questo posizionamento contribuiscono l’affinità tra la cucina italiana e quella giapponese, la capillare presenza della ristorazione italiana nel Paese e le solide credenziali maturate in ambito biologico, sostenibilità e tracciabilità. Anche i numerosi riconoscimenti ottenuti nei principali concorsi internazionali rappresentano un importante fattore di credibilità presso importatori, operatori del settore e consumatori.

Dal punto di vista normativo, l’accesso al mercato richiede il rispetto delle disposizioni previste dal Food Sanitation Act, delle norme di etichettatura in lingua giapponese e, nel caso dei prodotti biologici, della certificazione Organic JAS. L’Accordo di Partenariato Economico tra Unione Europea e Giappone facilita inoltre l’accesso preferenziale attraverso il sistema REX e il riconoscimento dell’origine preferenziale. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dall’applicazione dell’aliquota agevolata dell’8% prevista per i prodotti alimentari.

Per le imprese interessate a sviluppare la propria presenza nel Paese, la scelta del canale distributivo è determinante. Gli importatori specializzati rappresentano il principale punto di ingresso, soprattutto per le PMI orientate al segmento premium. Il canale HoReCa offre importanti opportunità grazie alla forte presenza di ristoranti italiani e strutture di alta gamma, mentre department store, gastronomie specializzate e GDO premium consentono di valorizzare prodotti confezionati di fascia medio-alta e referenze regalo. Crescono inoltre le opportunità offerte dall’e-commerce, particolarmente adatto a prodotti di nicchia, biologici e ad elevato contenuto di storytelling. Anche la partecipazione a fiere e concorsi di settore costituisce un elemento strategico per aumentare la visibilità del brand e consolidare le relazioni commerciali. In questo contesto, FOODEX Japan rappresenta la principale vetrina agroalimentare del Paese, mentre competizioni specializzate come JOOP e OLIVE JAPAN contribuiscono a rafforzare il posizionamento qualitativo delle aziende.

In conclusione, il Giappone si conferma un mercato di elevato valore strategico per l’olio extravergine italiano. Più che una destinazione orientata ai grandi volumi, rappresenta un contesto ideale per valorizzare qualità, origine, sostenibilità e cultura del prodotto. Per le aziende italiane che sapranno investire in differenziazione, branding e presidio dei canali premium, il mercato giapponese continuerà a offrire interessanti opportunità di crescita e consolidamento nel lungo periodo.